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Storia segreta del Cinema Giapponese
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Storia Segreta del Cinema Italiano / 2
Settimana della Critica
Giornate degli Autori
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Seven swords (Qi jian) di Tsui Hark
FUORI CONCORSO
«Finalmente un wuxia che non è un omaggio al wuxia: carne, sangue, combattimenti, epos, tutto quello che temevamo non ci fosse ed invece c'è, a soddisfare le nostre pupille. Tsui in piena forma, si fa perdonare i tonfi americani. Qualche perdita di ritmo, ma nel totale un'inaspettata e piena soddisfazione. Le sette spade ce le sogneremo di notte per settimane». kekkoz
«Troppo lungo, almeno di mezz'ora, si affloscia verso metà, ma riesce grazie ad una prima parte potente ed un finale che mi ha dato uno sprazzo di classicità da kung fu (grazie anche alla superlativa prova d'attore/coreografo di Lia Chiang-Liu) a colpire duro e più volte macabro. Bellone da vedere». MurdaMoviez
«Lo aspettavo da tempo. Volevo vederlo. Ma la stanchezza accumulata è stata più forte di Tsui Hark, e i primi minuti, folgoranti, non sono riusciti a tenermi sveglio per le due ore successive. Mi vergogno di me stesso». Andrea
Final fantasy VII: Advent Children (id.) di Nomura Tetsuya
FUORI CONCORSO
«Mi tocca bilanciare il giudizio dei miei due colleghi, che sono dei videonerd e quindi hanno goduto più di me. Ma d'altro canto mi tocca ammettere che è una delle cose più incredibili che abbia visto negli ultimi anni, da un punto di vista estetico. Anche se fracassone, autoreferenziale e sostanzialmente vuoto». kekkoz
«Finalmente si vede un filmvideogioco che è degno di questo nome, si fa presto a capire il perchè, chi ha fatto il film è chi ha fatto il videogioco. Sequenze da paura, una regia che sfrutta le potenzialità del mezzo, spade tamarre più che Kitamura, Bullet time che non scopiazza nessuno e botte, tante botte. Qualità della CG praticamente perfetta. Ho goduto». MurdaMoviez
«Probabilmente solo un nerd potrebbe godere appieno dello spettacolo messo in campo da Nomura e soci. Io per fortuna lo sono. E sicuramente solo un fan della saga videoludica di Final Fantasy può apprezzare l'estrema autoreferenzialità del film. Io per fortuna lo sono. Difficile in questo caso cercare di essere obiettivi. Come chi mi ha preceduto, ho goduto. E molto. Il film pesta l'accelleratore sull'azione sfrenata, e l'esaltazione provocata fa dimenticare facilmente la trama meramente pretestuale e la totale mancanza di spessore». Andrea
Giacomo l'idealista (id.) di Alberto Lattuada
SETTIMANE DELLA CRITICA/GIORNATE DEGLI AUTORI
«Dopo un inizio un po' faticoso e datato, si trasforma in un melodramma lucido, estremamente politico, e disperato sulla morte dell'utopia. Regia che spazia da un mero calligrafismo a punte di genio: sconvolgente in questo la scena dello stupro. A suo modo, sorprendente. Copia ottima, benedetti omini di Losanna». kekkoz
«Melodramma ben costruito, fotografato in maniera eccelsa, grande cura per la composizione formale. Ma quello che più colpisce è la qualità degli attori, dai protagonisti alla più marginale delle comparse». MurdaMoviez
«Sorprendente. Non credevo che sarei riuscito ad emozionarmi così tanto per un drammone come questo. E invece il film di Lattuada stupisce per forza e lucidità. Riesce difficile capire come il regista sia riuscito ad aggirare le censure dell'epoca, ma i risultati sono straordinari». Andrea
Terrore nello spazio (id.) di Mario Bava
STORIA SEGRETA DEL CINEMA ITALIANO
«Da qui partono gli incubi di Ridley Scott (Alien) e di John Carpenter (Ghost from Mars è quasi un remake). Ma la bizzarra e colorata creatura fa sentire i suoi anni, ed è spesso ridicolo involontario. Comunque piacevolissimo e verso la fine persino visionario. Restauro spettacolare». kekkoz
«Passato tanto tempo su questo film, ma i movimenti di macchina e quello che fanno scoprire sono incredibilmente efficaci. Lunghe sequenze ormai cadute nel ridicolo, sopratutto le facce del protagonista». MurdaMoviez
«Quasi una delusione. Il film di Bava non è all'altezza dell'aura di cult che si porta dietro. Sicuramente interessante per capire l'influenza che ha avuto questo regista nel cinema americano di genere, ma il peso degli anni si fa sentire troppo per riuscire a colpire nel segno. Qualche risata e poco altro». Andrea
