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Storia Segreta del Cinema Italiano / 2
Settimana della Critica
Giornate degli Autori
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Giornate degli autori
13 (TZAMETI) di Gela Babluani
«L'opera prima di un giovanissimo georgiano impiantato in Francia è davvero una più che ottima sorpresa. Una prima parte da mystery preparatorio, un po' kafkiana, e una seconda parte in cui il protagonista, sperduto, si ritrova in un incubo che lascia senza fiato e con il batticuore. Lungi da me dirvi di che incubo si tratta. Pellicola dal forte potenziale cult. Ottima fotografia in bianco e nero, regia accortissima: sentiremo parlare ancora di Babluani».
(kekkoz)
ALLEGRO di Christoffer Boe
«Un Se mi lasci ti cancello più lento e dall’atmosfera europea».
(Rob81) (versione estesa)
C.R.A.Z.Y. di Jean-Marc Vallée
«Divertente riflessione su identità e famiglia. Abbastanza paraculo per sbancare.»
(Rob81) (versione estesa)GIACOMO L'IDEALISTA di Alberto Lattuada
«Dopo un inizio un po' faticoso e datato, si trasforma in un melodramma lucido, estremamente politico, e disperato sulla morte dell'utopia. Regia che spazia da un mero calligrafismo a punte di genio: sconvolgente in questo la scena dello stupro. A suo modo, sorprendente. Copia ottima, benedetti omini di Losanna».
(kekkoz)
«Melodramma ben costruito, fotografato in maniera eccelsa, grande cura per la composizione formale. Ma quello che più colpisce è la qualità degli attori, dai protagonisti alla più marginale delle comparse».
(MurdaMoviez)
«Sorprendente. Non credevo che sarei riuscito ad emozionarmi così tanto per un drammone come questo. E invece il film di Lattuada stupisce per forza e lucidità. Riesce difficile capire come il regista sia riuscito ad aggirare le censure dell'epoca, ma i risultati sono straordinari».
(Andrea)
LA PASSIONE DI GIOSUÈ L'EBREO di Pasquale Scimeca
«Pasquale Scimeca perde tutto il credito accumulato con Placido Rizzotto. Un esasperato e arrogante riferimento a Pasolini (il protagonista è uguale identico) e a Zeffirelli per una storia rallentata per tutta la prima parte e sadicamente sanguinolenta nella seconda, quando diventa ormai chiaro che Mel Gibson va contestato quasi per dovere, inseguendolo, ahinoi, sul suo povero e limitato terreno».
(claudio)
NABOER di Pål Sletaune
«Il film del regista norvegese trova facilmente la sua collocazione all'interno di una moda diffusa nel cinema recente, quella della sorpresa finale del "fuori da sè", preparata con indizi per tutto il film. Se l'obiettivo era quello di mantenere riserbo, è fallito, perché si capisce tutto fin dal principio. Ma il film, thriller perverso, erotico, e macabro, possiede una certa classe, buone idee figurative, un'ottima suspence, un gran bel finale. E almeno una scena da culto: quella in cui due protagonisti fanno sesso prendendosi a pugni e sanguinando. Può bastare, piacendo. Già me lo vedo, sugli scaffali delle videoteche».
(kekkoz)
«Si intuisce molto presto quello che sarà svelato esplicitamente solo nel finale, ma il gioco del film di Sletaune non sta tanto nell'indovinare il "cosa", ma nel farsi trascinare in un incubo fascinoso e perverso, guidato da una sapiente messa in scena, che gioca con la moltiplicazione di porte, stanze e corridoi. Il risultato è un thriller molto ben costrituito, che con poche, semplici idee tiene incollati alla sedia. Niente per cui gridare al miracolo, ma comunque intrattenimento di alto livello».
(Andrea)
PARABOLA di Karim Ouelhaj
«Dice di amare il grande cinema di Oliver Stone. Dice che l’unica cosa che gli importi davvero è che nessuno sia indifferente al suo film. Dice, con una sperimentazione estrema, una durezza totale e una violenza improponibile, che per chi vive ai margini del mondo esiste solamente il dolore, è impossibile affacciarsi alla cosiddetta normalità, e quand’anche avviene succede per peggiorare la situazione. Ecco un lavoro di un’esordiente che non si vergogna di abusare del mezzo digitale sulla spalla, di ondeggiare con prepotenza, di virare tutto su colori freddi e ruvidi, di raccontare la prostituzione, la droga, l’abuso sessuale e il disagio senza uscita né ritorno alla periferia di Bruxelles. Un incubo che mi terrorizza ancora al solo pensiero».
(claudio)
