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Storia segreta del Cinema Giapponese
Storia Segreta del Cinema Cinese
Storia Segreta del Cinema Italiano / 2
Settimana della Critica
Giornate degli Autori
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Storia segreta del cinema asiatico
Cinema Cinese
Tao li jie (Le sventure del pesco e del pruno, 1934) di Ying Yunwei
Una giovane coppia esce dalla scuola superiore con un diploma, tante belle speranze, aspettative e ideali di giustizia. Ma si accorgeranno che il mondo la fuori è marcio, il giovane si licenzia più volte perchè il capo gli vuole far infrangere la legge. Finiranno poveri in canna, costretti a rubare per comprare le medicine, lei morta di malattia, il figlioletto alla ruota e il padre "giustiziato". Melodrammone socialisteggiante, che malgrado la noia che sprigiona nasconde diverse trovate registiche, come un paio di splitscreen artigianali (piuttosto hardcore per essere nei trenta) e un diversi pianosequenza e movimenti di macchina ben eseguiti (da citare un carrello in avanti che attraversa un traliccio)».
(MurdaMoviez).
Shizi jietou (Crocevia, 1937) di Shen Xiling
Un giovane di belle speranze ha una stanza in affito, con l'affitto arretrato, frequenta amici sinistrorsi e la sua vita scorre piacevole. Fino a quando una ragazza si trasferisce nella stanza adiacente. Inizierà cosi una serie di equivoci spassosissimi fra ideologia socialista e influenze hollywoodiane, i due ragazzi arriveranno a innamorarsi sul tram senza sapere di odiarsi in casa... fino a quando non si daranno il primo bacio sotto la foto di Giuseppe Stalin. Il film si chiude con la decisione di abbandonare Shangai per andare a combattere per la libertà del popolo. Situazioni divertenti ed equivoci distribuiti per tutta la durata del film... e la retorica è appena accennata».
(murdamoviez)
Yeban gesheng (Canto a mezzanotte – parte I, 1937) di Maxu Weibang
«Strabiliante mescola di horror e bolscevismo, melodramma e nazionalismo. Si sprona il popolo cinese all`assalto al cielo, alla respinta dell-invasore giapponese (il film e` del 37) e si guarda ad occidente con ammirazione, dalla colonna sonora onnicomprensiva alle influenze dell`horror hollywoodiano e ai continui riferimenti alla rivoluzione francese (anche se ho il sospetto che ci si riferisse a quella sovietica). Anche il visibile si spinge piuttosto avanti, con il viso deturpato del protagonista che fa la sua bella figura per oltre metà film».
(MurdaMoviez)
«Melodramma nazionalista con splendidi elementi orrorifici, il film di Weibang e` un delizioso film intriso di spudorato nazionalismo, un inno accorato (e a tratti delirante) alla rivoluzione e all'attivismo politico. Incredibilmente moderno per essere un prodotto degli ultimi anni '30, fascinoso e molto coraggioso».
(Andrea)
«Phantom of the Opera in salsa cinese: onestamente, indigeribile nella sua intierezza. Ma è quando inserisce la marcia dell'horror, diventando un macabro e spaventoso melò, che le cose si fanno interessanti. Delirante la colonna sonora, tra opera cinese, Gershwin, Bach, e chi più ne ha più ne metta».
(kekkoz)
Tieshan gongzhu (La principessa dal ventaglio di ferro, 1941) di Wan Laiming e Wan Guchan
Un gruppo di allievi di un maestro di arti marziali e monaco devono recuperare un ventaglio per spengere il monte incendiato (per poter viaggiare verso l'occidente=india). Il party è composto da un maiale e da una scimmia antropomorfe e da un guerriero balbuziente.
Primo Lungometraggio sonoro d'animazione cinese è un prodotto dedicato all'educazione dei bambini, sia quanto concerne la diffusione del testo originale sia per una più generica educazione. Le gag si giocano quasi esclusivamente sulla capacità di ogni personaggio di modificare la propria forma e le proprie dimensioni, ci sono anche un paio di combattimenti di kung fu. Interessante, può anche piacere.. ma io mi sono annoiato dopo un po'.
(murdamoviez)
Xiaocheng zhi chun (Primavera in una piccola città, 1947) di Fei Mu
«Caposaldo del melodramma di Shanghai del primo dopoguerra e modello (da noi sconosciuto) per molte generazioni di registi cinesi, il film di Fei Mu è in effetti uno splendido melò-senza-melò, perché rimane su un livello sospeso, frustrante e dimesso, senza i climax tipici del genere. La storia di un tradimento immaginato e di un amore ritrovato che lascia senza fiato per modernità e capacità narrative, e commossi a più di mezzo secolo di distanza. La seduzione della protagonista nei confronti dell'ospite è ancora paradossalmente eccitante. Incredibile».
(kekkoz)
«Delicato e semplice, minuscolo eppure arriva a esprimere concetti e informazioni con tale forza da rimanere sconcertati e con gli occhi sgranati, una casa e una passeggiata sulle mura in rovina. La vecchia Cina che si apre al mondo moderno? boh non ne so abbastanza. Ma basta guardare i rapporti fra i tre personaggi principali, tutti meravigliosamente caratterizzati e superbamente interpetati per sciogliersi nelle loro illusioni, dolori e speranze».
(MurdaMoviez)
Wo zhe yibeizi (La mia vita, 1949/50) di Shi Hui
«La storia della Cina moderna raccontata attraverso la vita della povera gente. Impianto classico e morale populista. Ricorda “Vivere” di Zhang Yimou».
(Rob81) (versione estesa)
Zhonglie tu (Ritratto di patrioti e martiri, 1975) di King Hu
«Non si raggiungono le vette liriche dei lavori piu` noti del regista, le dosi di kung fu imposte probabilmente dalla produzione vanno un ad appesantire il film, visto che non ci sono grandi artisti marziali (tranne Sammo Hung nel ruolo del cattivo) e che ha hu del kung fu importa il giusto. Meno leone piu` azione e tanto senso dell`onore. C`e` pure l`eroe vestito di bianco. Un grande wuxia contaminato».
(MurdaMoviez)
«Nonostante non abbia una spiccata passione per il wuxia, il mio primo King Hu si e` rivelato all'altezza delle aspettative. Ottime invenzioni nelle coreografie, almeno un paio di scene che non si scordano facilmente, e un respiro epico (contaminato spesso dalla tragedia) che ho particolarmente apprezzato. Peccato per alcuni momenti di stanca nella parte centrale, bilanciati per fortuna da un finale assolutamente splendido»
(Andrea)
«Nessuna sorpresa: il film di King Hu della retrospettiva, l'unico purtroppo, è quasi un capolavoro. "Quasi" per quella parte centrale che staticizza (con le "sfide one to one") quanto prima e dopo fatto dal miracoloso lavoro di regia e sopratutto di montaggio da parte di King. I duelli sono uno più bello dell'altro, con meno misticismo rispetto ad altri film di King, e più sani cartoni: ma che dire della mischia preparata sulla scacchiera? Impressionante la parte di Sammo, in guisa di jappo stracattivo: rulezza, direbbe alcun».
(kekkoz)
