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Storia segreta del Cinema Giapponese
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Storia Segreta del Cinema Italiano / 2
Settimana della Critica
Giornate degli Autori
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Storia segreta del cinema asiatico
Cinema Giapponese
Enoken no ganbari senjutsu (Enoken e la strategia della perseveranza, 1939) di Nakagawa Nobuo
«Un divertentissimo film comico con Kenichi Enomoto: meglio noto come "Enoken", pare che Enomoto fosse un celeberrimo artista comico di radio cinema e teatro nel Giappone degli anni '30. Un po' Tati e un po' Chaplin, Enoken nel film è un povero impiegato che, per orgoglio e rivalità nei confronti di un collega di lavoro, si mette seriamente nei guai durante una vacanza con la famiglia. Alcune trovate davvero geniali (come Enoken che corre accanto al treno in corsa, o il massaggio che diventa una rissa, o tutto l'equivoco del giubbotto antiproiettile); più in generale, grassissime risate. Davvero un bel modo per chiudere la "mia" 62ma Mostra del Cinema».
(kekkoz)
«Per lo più inquadrature fisse e frontali per una comica degli anni trenta tranquillamente retrodatabile, se non fosse per il sonoro e per la forte ideologia nazionalista (in fin dei conti si invita la gente a stringersi per la nazione, superando antipatie personali). Ma fra gag ancora divertenti e altre totalmente fuoritempo possiamo scorgere un ottimo attore comico, un paio di canzonette divertenti e una serie di panoramiche a schiaffo da far perdere la testa. Incredibile poi che tutto il film si regga su un giubbotto antiproiettile, incredibile perchè il cioccolatino viene buttato all'inizio e servito alla fine. Volevo troppo vedere sto film (solo per il titolo) dall'inizio del festival, entusiasta di averlo visto, di averci portato kekkoz e di averci concluso il festival»
(murdamoviez)
Tokaido Yotsuya kaidan (I fantasmi di Yotsuya del Tokaido, 1959) di Nakagawa Nobuo
«Vengeance-Ghost-Story-Samurai con un’antenata di Sadako. Bei pianosequenza e inquadrature pittoriche».
(Rob81) (versione estesa)
Kutabare gurentai (Crepate, bastardi!, 1960) di Suzuki Seijun
Un ragazzo di strada si scopre essere nobile, accetta la sua condizione e impara le regole della famiglia, ma quando vuole proteggere le sue proprietà dagli interessi di yakuza bastardi si stringerà il dramma e il dolore. fino alla fine sanguinolenta.
Ben costruito e ben diretto, ma privo (quasi) dei nouvellevagueismi che tanto mi avevano arrapato nella farfalla sul mirino. Fukasaku è su un altro pianeta.
(MurdaMoviez)
Akumyo (Infamia, 1961) di Tanaka Tokuzo
Diretto in modo piuttosto anonimo ma sempre accorto è la storia di un bravo ragazzo che gli piace bighellonare, giocare d'azzardo e andare a puttane, che si innamorano tutte di lui, una la illude (ma poi tornerà a scoparla e a chiedergli i soldi) un'altra la sposa e una l'aiuta a fuggire. Ovvio che i boss della Yakuza non gradiscono questo giovanotto così intraprendente e testardo. Finirà morto preso a bastonate da una super boss. Che lo spezza ma non riesce a piegarlo. Yo
(murdamoviez)
Hakuchu no buraikan (Il mascalzone in pieno giorno, 1961) di Fukasaku Kinji
«L'esordio di Fukasaku mescola gangsterismo e conflitti sociorazziali. L'organizzazione di una rapina, l'esecuzione di questa. La lotta crudele per la sopravvivenza nel Giappone della rinascita postbellica, dove ormai è solo il denaro a fare la differenza. L'amore è strumento di potere, la capacità di amare è inibita dall'avidità, la felicità e la libertà sono possibili solo con il denaro e l'amore, che sembrano non potere conciliarsi.
Ancora grezzo e forse ingenuo, ma l'ho amato alla follia».
(MurdaMoviez)
Nihon kyokaku den (La leggenda dei cavalieri giapponesi moderni, 1964) di Makino Masahiro
«Ambientato nell'ultima decade del secolo decimonono narra la storia di un clan yakuza, che con l'arrivo del mondo moderno e del capitalismo vede sgretolarsi il codice d'onore. Ormai la yakuza non è più una sorta di sindacato corporativo che dietro percentuale media fra lavoratori e padroni, il nuovo modello è quello del clan rivale che si approfitta del potere per arraffare ai padroni ai lavoratori e pure all'imperatore pulendosi le chiappe con il codice. Registicamente piatto è stato il primo di una serie di film con questo titolo».
(MurdaMoviez)
«Romanzo drammatico, didascalico ma istruttivo, poco personale e noiosetto ma a tratti piacevole, il film racconta della nascita della yakuza "cattiva", e della decadenza del codice d'onore dei samurai moderni. Niente di eccezionale, se si pensa a quali altri opere passano per la retrospettiva, ma uno sguardo lo merita di certo».
(kekkoz)
«Piacevole ma noiosetto, il film di Makino è tra i meno interessanti visti fino ad ora all'interno della restrospettiva sul cinema asiatico. Si racconta, romanzandola, la storia della nascita della yakuza moderna. Regia accademica e messa in scena piuttosto superficiale, intrattiene discretamente ma si fa dimenticare presto».
(Andrea)
Okami to buta to ningen (Lupi, maiali e uomini, 1964) di Fukasaku Kinji
«Questa volta si guarda ai ragazzi delle baraccopoli, ai poveri, costretti a scannarsi fra loro (e con chi lo era) ancora una volta solamente per il denaro. L'onore, il rispetto, la famiglia sono valori che vanno messi da parte per fare soldi. Molti porci e cani, pochi uomini.
Si iniziano a vedere le inquadrature sghembe e sequenze magistrali, superlativo tutto il finale (come in ogni Fukasaku che ho visto...troppo poco..ma qui recupero). Citazioni Jazz (musicali e visive) e pure un balletto sulla scia di west side story».
(MurdaMoviez)
«Inizia come un musicarello con tanto di schiocchi di dita, e finisce come un massacro nichilista. E in mezzo, la vita emarginata delle baracche e la voglia di scappare, e tre fratelli che si tradiscono, si picchiano, si sparano, e (in parte) si riconciliano. Colonna sonora indimenticabile e inspiegabilmente "bondiana". Finale, con linciaggio, da brividi. Livido, violento, stupendo».
(kekkoz)
Oretachi no chi ga yurusanai (Il nostro sangue non perdona, 1964) di Suzuki Seijun
«Il mio secondo Suzuki qui al festival, visto al posto di un Fukasaku perchè ho sbagliato sala, non si può certo dire che sia una delusione, diretto e scritto con sapienza e maestria è la storia di due fratelli che non si possono sottrarre al sangue yakuza che scorre nelle loro vene. Più che yakuza movie è un melò familiare, ma con un finale iperrealistico e sanguinolento».
(MurdaMoviez)
Nihon boryokudan – Kumicho (Caccia ai violenti in Giappone - Il boss yakuza, 1969) di Fukasaku Kinji
«Quando il vecchio boss esce di galera tutto è cambiato, ormai nella yakuza è guerra per tutto il giappone due grandissime allenaze si trucidano senza la minima lealtà. Solo il nostro boss cerca di restarsene con la sua gang e mantenere un minimo di onore. Un fukasaku in tono minore per un serial. Indovinate un po'... alla fine il nostro boss compierà una carneficina nichilista e autodistruttiva. Si stava meglio quando si stava peggio».
(MurdaMoviez)
Bakuto gaijin butai (Corpo straniero di scommettitori, 1971) di Fukasaku Kinji
«Un piccolissimo gruppo di yakuza non ha più possibilità di farsi strada nelle grosse città, così decide di partire per okinawa. Dove dopo aver fatto fuori le piccole bande locali si prende metà città. Fattò ciò e trasferitisi in un grosso palazzo con piscina e cocktail si annoiano, meno male che la grossa gang venuta da Tokyo viene a movimentare un po' le cose fino al massacro finale».
(MurdaMoviez)
Gendai yakuza - Hitokiri yota (Yakuza moderni: il killer fuorilegge, 1972) di Fukasaku Kinji
«Questo è un capolavoro. Era la mia seconda visione, e su grande schermo Bunta è ancora più inarrivabile, con il suo corpo ricurvo e quella faccia capace di espressioni mai viste, capaci di dire tutto con una smorfia.
La regia è un tripudio di tagli e inquadrature estreme, dove si dislocano con altissimo livello di composizione e di movimento gli attori e le loro azioni. Un introduzione e un finale che non ci si stancherebbe mai di vedere. Un corpo centrale compattissimo, dove la strada e il privato fanno plotting senza afflosciarsi mai».
(MurdaMoviez)
«Dopo la bellissima introduzione (quasi scorsesiana, ma non uccidetemi) Street mobster è la storia violentissima dell'ascesa e della caduta di un gangster di strada. Inauditamente duro, ha alle spalle in realtà un raffinatissimo lavoro sulla regia, sulle inquadrature, sul montaggio. Ogni singola rissa è come un film diverso, con un eclettismo impressionante. Terribilmente fico, fichissimo».
(kekkoz)
Jingi naki tatakai (Lotta senza codice d’onore, 1973) di Fukasaku Kinji
«Alla fine della seconda guerra mondiale ne inizia un'altra per il popolo giapponese, quella per il denaro. I giovani per le strade sono assoldati dalle gang yakuza. Ma la contemporaneità spazza via il codice d'onore, il traffico di droga ogni rimasuglio di rispetto e lealtà. Si Arriva alla fine degli anni '50 (però sono ispiegabilmente tutti vestiti settantoni) dove la guerra scoppierà fra le bande con estrema violenza e infamia, zero rispetto e nessuna morale. Solo Bunta (che passa un bel po' di tempo in carcere) manterrà una certa condotta etica, non a caso sarà quello a pagare più caro. Fermi immagine, triliardi di personaggi, intrecci plurimi fra personaggi e i loro affari, gente ammazzata su inquadrature sghembe. Un pelino sotto Gendai Yakuza».
(MurdaMoviez)
(Rob)
Jingi no hakaba (La tomba dell’onore, 1975) di Fukasaku Kinji
Grandissimo questo yakuza movie, remakato pure da maestro Miike, narra le vicende di un giovane yakuza che non riesce a rispettare le regole sociali. Sarà un reietto pure fra i criminali, uccide il proprio boss, finisce più volte in carcere, viene esiliato dalla yakuza, se ne sbatte e torna in città, dove inzia la dipendenza da eroina, continua a sgarrare e combattere, viene preso a spadate, ma non muore, il suo sarà un sucidio in carcere...sulla sua tomba ci verrà scritto Umanità e giustizia, forse era solo quello che voleva, ma questo è il mondo sbagliato.
(murdamoviez)
Kenkei tai soshiki boryoku (La polizia contro l’organizzazione violenta, 1975) di Fukasaku Kinji
Un poliziotto corrotto si comporta peggio degli yakuza e prova più pietà per loro che per se stesso ed è anche l'unico nella polizia in grado di capirli e saperci trattare, a differenza del giovane capitano tutto regole e onestà. Poliziotti e criminali sono uguali, entrambi devono rispettare leggi e codici eccetera eccetera. Chi sgarra muore. non ne posso più di scrivere le solite tre cazzate su questi meravgliosi gangster movie».
(MurdaMoviez)
(Rob)
Yakuza no hakaba – Kuchinashi no hana (La tomba degli yakuza – La gardenia, 1976) di Fukasaku Kinji
«La polizia è vista nè più ne meno che una terza gang fra due di yakuza in lotta per il controllo della città. Un poliziotto marcio che non accetta: non accetta niente, non accetta nemmeno se stesso... è violento, beve, picchia chiunque, è amante della donna di un boss in prigione, stringe un patto di fratellanza con uno yakuza, viene espulso dalla polizia, si mette a lavorare per i gangster, ma la gang rivale vuole incastrare il suo "fratello", così lo fa beccare dalla polizia che lo droga, lui confessa il nascondiglio di suo fratello. L'onore è macchiato, lui diventa tossicodipendente (assieme alla sua amante Meiko Kaji) e durante un summit fra mafiosi e poliziotti entra e si mette a sforacchiare a destra e a manca».
(MurdaMoviez)
