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Orizzonti
Storia segreta del Cinema Giapponese
Storia Segreta del Cinema Cinese
Storia Segreta del Cinema Italiano / 2
Settimana della Critica
Giornate degli Autori
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Orizzonti
Matthew BARNEY Drawing Restraint 9 Usa 150’
«Non avevo troppa voglia, ma ci ho provato, a vedere questo sesto episodio di Cremaster, l'epopea arty del marito di Bjork. L'occasione era ghiotta, anche per la presenza in sala dei due. Due ore e mezza di film-installazione: ma dopo la centesima reiterazione simbolica, e dopo un'ora e un quarto delle musiche snervanti della mia (purtroppo) amata cantante islandese, sono scappato a gambe levate sbadigliando. Molti critici sono impazziti per questo film, sarà anche un bel vedere, ma io semplicemente dubito che sia cinema. Arduo immaginare qualcosa di più noioso»
(kekkoz)
Lirio FERREIRA Arido Movie Brasile 115’
«Brasiliano giovane-a-tutti-i-costi, anche a costo di essere un pulp fuori tempo massimo: e allora scene lisergiche, elogio incontestato della cannabis, discese all'inferno e scherzi del destino, omicidi inaspettati, esoterismo indio. Comunque vitale e divertente, e in più Ferreira sa non badar troppo alle convenzioni figurative, esagerando a volte (come il piano circolare nel locale) ma mantenendo un'originalità che almeno permette di sopportare il film fino alla fine».
(kekkoz)
Michael GLAWOGGER Workingman's Death Austria/Germania 122’
«Tra le cose migliori che ho visto fino ad ora qui al Lido, il documentario di Glawogger va a scovare in cinque angoli di mondo le vite dei disperati, dei dimenticati: vite dominate dal lavoro e da nient'altro. Uomini rassegnati le cui uniche ambizioni si riducono a sopravvivere.
Esteticamente curatissimo (e altrettanto incantevole), il film parte leggero per poi alzarsi in un crescendo di poetica disperazione, che colpisce forte senza essere ricattatorio. Imperdibile».
(Andrea)
Rustam KHAMDAMOV Vokaldy paralelder Kazakhistan 65’
«Un film kazako non fa mai male per iniziare un festival, e questo è davvero kazako quant'altri mai. Un collage di romanze liriche cantate fuori sincrono da soprano mongole (nel senso dell'etnia) in tende nomadi nella steppa, o nella stalla abbracciando le pecore, o su un aereoplanino di cartapesta. Il tutto inframezzato da una biondona che sproloquia della vita e dell'arte, e alla fine s'incazza e trucida un paio di soprano lapidandole con delle mele. La quintessenza dell'oscuro film d'essai incomprensibile. Da non perdere».
(Ohdaesu)
LI Yu Hongyan (Au fil de l’eau) Cina/Francia 93’
«Finalmente un film della Cina continentale (qui coproduzione francese) che riesce a raccontare una storia quotidiana con delicatezza, senza annoiare mai e senza pedanterie, e non riducendosi ad un mero esercizio calligrafico ma buttando anche qualche riflessione non banale sul passato prossimo e sul presente della Cina. Li Yu affresca la strana vicenda di una maternità perduta e poi troppo tardi ritrovata (e dall'altra parte il romanzo di formazione di un bambino, Edipo suo malgrado) con mano leggerissima, regalando risate e momenti di tenerezza, commozione e un senso di rassegnazione che lascia malinconici eppure soddisfatti. Fotografia abbacinante, e montagne di pesci in agonia che nemmeno Kim Ki-duk. Da distribuire: sarebbe un peccato farselo scivolare via».
(kekkoz)
NING Ying Wu qiong dong Cina 90’
«Un cinese a Cinecittà, dove l’aria, si sa, è quella che è. E così salta fuori un filmaccio un tantino anestetizzante, che dimostra esattamente come non tutto l'Oriente luccica. Perché se questa disgraziata a cui un’amica scopa il marito deve vendicarsi, e per farlo invita altre donne con i tacchi a spillo a casa sua per l’inizio del nuovo anno, allora non c’è affatto bisogno di spiegare la tv della Repubblica popolare agli occidentali, né di provare a sorprendere con il Mah Jong. E non appena pronunciata la battuta "Non mettiamo di mezzo il partito" ecco che spuntano pure le spille di Mao»
(claudio)
«Quattro amiche "rinchiuse" a festeggiare il capodanno cinese, mentre una di loro cerca di capire chi sia l'amante del marito. Ne vengono fuori segreti e bugie da camera, ma con una tendenza al monologhismo che infastidisce. Come se non bastasse, il film è confezionato in un digitale protozoico e la regista, coltivata in terra italica, mostra di non aver imparato granché dallo zio Bernardo. Bellissima la scena delle zampe di gallina, e ottime le attrici. Tutto qui.»
(kekkoz)
Fausto PARAVIDINO Texas Italia 100’
«Pur con tutti i limiti di una regia all'opera prima, e con i difetti di chi pecca solo leggermente di troppa sicurezza, e di troppa fiducia in attori suoi amici, e di quel tantino di ingenuità che comunque qui si apprezza, un bel filmetto italiano, coerente, mai velleitario, soprattutto scritto veramente bene e accompagnato da un umorismo che accompagna per mano lo spettatore fino all’amara riflessione finale. Un lavoro onesto, sincero e originale».
(claudio)
Liev SCHREIBER Everything Is Illuminated Usa 102’
«L'esordio di un noto caratterista del cinema americano è un viaggio all'interno della memoria, una piccola odissea che insegna a non rinnegare il passato e i suoi oggetti ma senza farsi ingoiare dai feticci. Grassissime risate nella prima parte, lacrime a fiumi nella seconda, ma senza l'impressione di uno sbilanciamento: Schreiber dimostra sensibilità e ottime doti di regia, confezionando un film che va dritto al cuore senza essere lacrimevole, e che stupisce per la compattezza e la coerenza (a costo di modificare il testo di partenza) dei suoi temi. Colonna sonora da acquisto immediato, cast perfetto. Bravo».
(kekkoz)
«Delicata e gradevole parabola sull'importanza della memoria e sul legame che ci lega al nostro passato, il film di Schreiber schiva la facile retorica e le ruffianerie per ritornare sul tema delle persecuzioni naziste alla razza ebraica, scegliendo una porta d'ingresso laterale (quella della commedia), per arrivare lentamente al cuore degli spettatori. Si ride e ci si commuove, e si spera per il futuro di questo attore passato dall'altra parte della macchina da presa.
Da vedere esclusivamente in lingua originale, altrimenti dimenticatevi le risate».
(Andrea)
«Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato, se non si sa che luce è non si riesce a capire quello che ci succede. Questo è il punto che si affronta, rinunciando a indagare su gli altri spunti che il libro (che ovviamente non ho letto) poteva offrire, saggia quindi la decisione di accennare alle collusioni del nonno con il nazismo e incentrare le vicende sulla consapevolezza di sè dei personaggi attraverso gli oggetti che vengono dal passato. Delicato e gradevole nella regia e nelle immagini è vero che è fracassone nella colonna sonora, ma francamente non mi ha per niente disturbato. Molto molto gradevole».
(MurdaMoviez)
«Un buon esordio per Schreiber, attore simpatico; un film che, se adeguatamente distribuito, non mancherà di deliziare e commuovere in egual misura grandi folle. Si ride e si versa una lacrimuccia senza sentirsi in colpa, perché la sensibilità è ammirevolmente contenuta, senza mai sbracare nella farsa o nel sentimentalismo, eppure senza rinunciare a una fotografia e a scenografie irrealistiche e fiabesche-caricaturali. Forse un divario un po' troppo netto tra la prima e la seconda parte (le idee comiche che nella prima metà caratterizzavano i personaggi, vengono nella seconda metà completamente abbandonate), ma va bene così. Wood è davvero bravo con la sua buffa maschera impassibile, ma ovviamente a tutti rimarrà in mente Eugene Hutz».
(Ohdaesu)
