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domenica, 11 settembre 2005

Fuori concorso



Scott DERRICKSON The Exorcism of Emily Rose Usa 119’

«Le parti horror non sono male, riescono pure a spaventare, l`esorcismo è pure ben fatto, non cade nella trappola dell`esorcista. Il Problema è che il film è una verbosissima esposizione in tribunale. Oltretutto c`è pure la pretesa di testimoniare l`esistenza dei Demoni (il film è su di una storia vera) e quindi di invogliare la gente a credere in Dio. Fastidioso».
(MurdaMoviez)

«Parte anche bene il film di Derrickson, equilibrando l'horror puro con il thriller giudiziario. Peccato che dopo pochi minuti quest'ultimo prenda il sopravvento, trasformando la pellicola in un polpettone insostenibile e retorico, che puzza in modo evidente di propaganda cattolica. Le interpretazioni degli attori sono imbarazzanti, voglio salvare solo la bellissima figlia di Carpenter, che ho trovato credibile nel ruolo dell'indomoniata del titolo. Come primo film occidentale visto al festival, cominciamo proprio male».
(Andrea)



Stuart GORDON  Edmond Usa 90’

«Si è entrati in sala ignoranti e convinti di assistere, vista la firma4, a qualche tremendo splatterone per farsi quattro risate. E invece l'ultimo film di Gordon è tratto da una piece di David Mamet ed è quanto di più diverso ci si potesse aspettare da lui: violenta variazione sul modello di Fuori orario, riflessione amara, disperata e ricercatamente sgradevole (mai sentita tanta political uncorrectness) sulla condizione frustrata dell'uomo (bianco) contemporaneo. Niente per cui strapparsi i capelli, niente più (o poco meno) che dignitoso, ma meglio di quanto ci si aspettasse. Sangue a fiotti, solo per un attimo, ma gli animi sensibili avranno ben altro per cui scandalizzarsi e uscire schifati dalla sala».
(kekkoz)

«La notte di ordinaria follia di un uomo d'affari stanco e frustrato dalla routine quotidania. Viaggio grottesco e allucinato tra gli eccessi di un'America ostile, guidati dall'uomo medio (e mediocre) che si ribella alle ipocrisie del politically correct. Molto piacevole proprio perche inaspettato, il film di Stuart Gordon ricerca il disgusto dello spettatore toccando nervi scoperti della nostra società (il razzismo diffuso e malcelato in primis), e riesce egregiamente a scuotere qualche coscienza. Un paio di scene cult, e qualche grassa risata. In sala pochi fischi e molte perplessità».
(Andrea)

E' un film con grandi limiti, ma che per corenza, coraggio e sopratutto per metraggio contenuto riesce a divertire e pure a far riflettere; sebbene il protagonista si lanci in filippiche turpiloquianti anti neriamericani il film non è imho da prendersi come bandiera del white power, anzi, l'esasperata retorica intacca e mette in dubbio pregiudizi che si nascondono dietro idee false liberal.. perchè c'è bisogno di prendere e chiamare le cose per quello che sono. Non è che tutti i neriamericani sono pappa o criminali, ma quelli che incontra lui si, non è che tutti i bianchi di mezza età sono stupratori di signore afroamericane di mezza età come la stessa pensava. Poi magari non ho capito il film che però mi ha diveritito.
(MurdaMoviez)

«Ovvero quando la nicchia non si rassegna e vuole godere. Una discesa verticale sanguinolenta e pazzoide di uno stimato uomo in giacca e cravatta con la faccia giustissima di William H. Macy, che passando dai night, dalle prostitute di lusso, dal gioco delle tre carte, da un omicidio e da un altro delitto quasi compiuto, finisce facendosi sodomizzare in carcere da un negro alto, gay e sdentato, che oltre a compagno di cella, prima o poi diventerà pure compagno di cuore. Ineccepibile. Breve e bravi».
(claudio)



Ron HOWARD Cinderella Man Usa 144’

«Signore e signori e "all’unanimità", i brividi di un Ron Howard che gira proprio da dio, con piccoli pianisequenza circolari dal basso, con il montaggio alternato tra un Paul Giamatti immenso, il pubblico esultante sulle tribune e il radiocronista invasato, e che sempre, fino alla fine e in ogni incontro di boxe, fa palpitare anche se il finale è chiaro fin dalla premessa messa in sovrimpressione. E se Renée Zellweger non appena toglie il broncio ritorna ad essere la modesta Bridget Jones, e la sceneggiatura politicamente stracorrettissima si accoda alla denuncia dell’anticomunismo, Russel Crowe stavolta ha il cazzetto dritto per davvero».
(claudio)



Mike JOHNSON, Tim BURTON Tim Burton's Corpse Bride Gran Bretagna 75’

«Favola gotica che attinge dal folklore est erupeo, e gioca con il classico binomio amore-morte, arricchendolo con abbondanti dosi humour nero e di citazionismo cinefilo.
E questo si può dire per l'ottanta per cento dei film di Tim Burton. Perchè in effetti in Corpse Bride di discorsi nuovi non se ne vedono, ma non ci se ne rammarica troppo. Il regista riprende la stop motion (qui portata a livelli incredibili, seppure con qualche tocco di CG piuttosto evidente) per portare sullo schermo una fiaba tipica della tradizione russa, in cui un giovane promesso sposo per errore si trova tra le braccia di una sposa cadavere (la corpse bride del titolo), ed è trascinato nell'aldilà per festeggiare le bizzare nozze. Molto bello il contrasto tra il mondo dei vivi e quello dei morti (come già accaduto in Nightmare before Christmas), sottolineato dalle solite, splendide musiche del fido Elfmann. Le trovate genialoidi di Burton trovano ovviamente terreno fertile nelle atmosfere dark e infantili del film, e le grottesche performances di scheletri e cadaveri fanno ridere di gusto.
Sarà difficile per i doppiatori italiani eguagliare le interpretazioni di Jhonny Depp ed Helena Bonham Carter (alla loro prima prova in un film di Tim Burton - ahahah). Staremo a vedere cosa si inventeranno stavolta».
(Andrea)

«La seconda esperienza del regista americano con il lungometraggio d'animazione passo-uno è all'altezza (o davvero poco manca) del magnifico Nightmare before Christmas. La sposa cadavere è "puro Burton distillato", nel senso in cui lo intendono i suoi (timidi) detrattori: ma è impossibile non fare felici gli amanti del suo cinema magico e barocco, che ritroveranno in quest'operetta gotica i tipici sturbi dark che, pur passati film splendidi come Big Fish, facevano sentire la loro mancanza nelle sue opere. A costo di sembrare la maniera di se stesso, Burton mostra di non essere cambiato affatto, e (fortunatamente, stavolta) di non essere cresciuto, nell'anima: ma, altro che maniera, il folletto sognatore e dolcemente perverso, innamorato degli horror di serie B e accompagnato dalle musiche del solito enorme Elfman (qui in stato di grazia) ha realizzato un film che è una gioia per gli occhi, pura magia cinefila (ma non solo, e non sterilmente) che mescola la Hammer con l'yiddish, la Disney con Fulci e Fleming. Uno scheletrico tutt'ossa, scheletri ballerini letteralmente da svenimento, finale con CG da brividi sulla schiena. Bello, bello da morire».
(kekkoz)

«Vabbè, ormai qua lo sanno pure i vaporetti. Comunque anche chi sopporta malvolentieri i cartoni animati pieni di canzonette, e questo con una canzonetta comincia addirittura, rimarrà a bocca aperta. E anche chi crede che i morti non se la spassino, nel loro mondo grigio e triste, dovrà ricredersi. E anche chi non si fida di Tim Burton, dovrà deporre le armi. E anche non crede nelle favole, sarà costretto a cominciare ad ascoltarle. Benvenuti nel migliore film dell’anno». claudio

«ok tecnicamente è superlativo, non che ci sia niente di nuovo nè di rivoluzionario, revival per un film dal sapore retrò, dove il mondo dei vivi è grigio e deformato, quello dei morti è deformato pure, ma con tanta gioia per la nonvita. Le musiche sono efficacissime (anche se personalmente ho preferito quelle di Charlie and the Choccolate) e in qualche musichetta ballata si trovano delle ottime trovate. Solo però una battuta mi ha fatto ridere (quando dice al cane fai il morto e lui ..che è già morto.. non fa un bel niente) per il resto un ottimo film d'animazione, ma che mi ha lasciato freddino...La storia è priva di interesse e le svolte dei personaggi assolutamente ingiustificate, ok chissene, allora cosa? boh.. non capisco tutto questo entusiasmo, ma non sono un burtoniano.»
(murdamoviez)



Andrew LAU, Alan MAK Initial D Hong Kong 108’

«Non è un buon film, ma dei difetti ne parleranno gli altri, io ammetto che a vedere corse in macchina, modding, corse in macchina, slittate in curva, tante slittate in curva, corse in macchina, tamarri che guidano macchine tamarre, stupidaggini e un tipo che sembra per tutto il film voler rinunciare alle corse clandestine per una tipa ma scopre poi che sta tipa fa la mignotta e cosi la molla e fa le corse clandestine incoraggiato dal padre ubriacone Anthony Wong. Ho perso il filo del post, pero` il succo e` che ha vedere il film mi sono divertito alla grandissima».
(MurdaMoviez)

«Incredibile che i responsabili dell'ottimo Infernal Affairs abbiano firmato questa tragica versione manga di Fast and Furious, in cui non si riesce a trovare un pregio nemmeno mettendoci tutto l'impegno possibile (forse l'interpretazione di Anthony Wong, ma e` troppo poco). Noioso, ripetitivo, fastidiosamente cool, e fondamentalmente insulso. Notevole l'immoralita` dei messaggi propinati. Allucinante, nella sua assurdità, il finale».
(Andrea)
 
«E c'è gente che va pure in giro per la mostra a dire che "è carino. Non scherziamo: Initial D è uno dei peggiori prodotti hongkoghesi degli ultimi anni, e vorrei entrare nella testa di Muller e leggere cosa pensava quando l'ha scelto. Girato con i piedi, questo Fast and Furious (ma più cretino) dei poveri non supera la barriera dell'indecenza. Povero, povero Anthony Wong».
(kekkoz)



Neil MARSHALL The Descent Gran Bretagna 103’

«La classica occasione sprecata di una sceneggiatura con il coraggio necessario e l’idea giusta di eliminare gli uomini e piazzare cinque giovani donne con la passione per la speleologia in cunicoli a mio modo di vedere resi splendidamente da fotografia e regia e per quel che riguarda la parte girata in studio ricostruiti alla grandissima. Ma volevo un film horror con sangue che sgorga dalle ferite, crepacci, ossa che si spaccano e si fracassano, facce devastate, corde che si spezzano, picchetti che si staccano, torce che si spengono, protagoniste che si picchiano, rocce che franano, luce del sole che termina lì, in fondo a quei cunicoli di morte e distruzione che inghiottono tutto senza sputare più nulla. E invece no, perché poi purtroppo arrivano dei mostricciatoli mezz’uomini affamati cannibali con movenze simil Gollum che rovinano tutto. E quindi, come al solito, farà paura solo ai sedicenni del sabato sera».
(claudio)



MIIKE Takashi Yôkai Daisensô Giappone 124’

«Miike non perde la capacità di spiazzare e di sconvolgere. Altamente demenziale e stupido, continua a vociare il suo canto pacifista da una prospettiva opposta a quella di Izo: qui è un film stupido e demenziale per preadolescenti, dispensando trovate geniali e nonsense, prendendosi gioco degli stereotipi e al contempo servendosene. Pupazzi, passo uno e CG spesso usate in contemporanea.
I fagioli azuki fanno bene. By il nonno».
(MurdaMoviez)

«Che c'azzecca Takashi Miike con il cinema per ragazzi? C'azzecca, a quanto pare: il visionario regista nipponico dimostra ancora una volta la sua elasticità e il suo talento sempre rinnovabile con un film che unisce la tradizione giapponese, i maestri del manga, i pupazzi di Henson e le strategie narrative di Carrol. Il risultato è straordinariamente divertente, zeppo di trovate, e persino maturo nella sua esplicità ingenuità che spesso si tramuta in consapevole scemenza. Non fate l'errore di esserne delusi, anche se alla seconda visione (siamo un branco di nerd) l'entusiasmo scema lievemente.
E, bambini, non provate questo a casa vostra».
(kekkoz)

«Forse sono il più Miikiano tra i bloggers qui presenti, eppure sono l'unico ad avere "commesso l'errore" di rimanere deluso dall'ultimo lavoro del nostro. Che per la prima volta ha dato un freno alla sua prolifica produzione, e nel 2005 è riuscito a presentare al pubblico solo questo film. Probabilmente per mero collezionismo, il grande regista nipponico decide di confrontarsi con un genere che (credo) non aveva mai affrontato: il film d'avventura per ragazzini. Con un tono tra il mago di Oz e i Power Rangers, la pellicola attinge alla sterminata mitologia giapponese, mescolando qualche guizzo horror (solo nei primissimi minuti) con una demenzialità diffusa. Ma i risultati mi hanno convinto poco, ed è una vera faticaccia riuscire ad ammetterlo. Ho riso raramente, e il resto lo ha fatto una regia sciatta e poco personale. Ho sperato in un guizzo, in un cambio di rotta, in un finale che ribaltasse quanto visto fino a quel momento (anche se il finale così com'è, va detto, è molto bello), ma purtroppo non è stato così. Per la prima volta non rientro nel target scelto dal regista, e la cosa fatica ad andarmi giù. E non mi permette neanche di dire se si tratta di un film riuscito o meno.
Ma si sa, io sono solo un muro».
(Andrea)

«Divertente avventura per ragazzini che non sarebbe certo altrettanto considerata se non vantasse QUEL regista, il quale ci regala qualche (sparuto) tocco dei suoi. Per il resto, c'è di che spassarsela tra centinaia di creature assurde e stupidotte, nonsense, scoppi e crolli. Makeup fantastico, buone risate, divertimento (quasi) assicurato. Nient'altro, ma non è poco».
(Ohdaesu)

«Immagino già i critici sparare merda su questo divertentissimo film pieno di trovate nonsense. Anche nella favola Miike non rinuncia la suo estro».
(Rob81) (versione estesa)



NOMURA Tetsuya Final Fantasy VII: Advent Children Giappone 90’


«Mi tocca bilanciare il giudizio dei miei due colleghi, che sono dei videonerd e quindi hanno goduto più di me. Ma d'altro canto mi tocca ammettere che è una delle cose più incredibili che abbia visto negli ultimi anni, da un punto di vista estetico. Anche se fracassone, autoreferenziale e sostanzialmente vuoto».
(kekkoz)

«Finalmente si vede un filmvideogioco che è degno di questo nome, si fa presto a capire il perchè, chi ha fatto il film è chi ha fatto il videogioco. Sequenze da paura, una regia che sfrutta le potenzialità del mezzo, spade tamarre più che Kitamura, Bullet time che non scopiazza nessuno e botte, tante botte. Qualità della CG praticamente perfetta. Ho goduto».
(MurdaMoviez)

«Probabilmente solo un nerd potrebbe godere appieno dello spettacolo messo in campo da Nomura e soci. Io per fortuna lo sono. E sicuramente solo un fan della saga videoludica di Final Fantasy può apprezzare l'estrema autoreferenzialità del film. Io per fortuna lo sono. Difficile in questo caso cercare di essere obiettivi. Come chi mi ha preceduto, ho goduto. E molto. Il film pesta l'accelleratore sull'azione sfrenata, e l'esaltazione provocata fa dimenticare facilmente la trama meramente pretestuale e la  totale mancanza di spessore».
(Andrea)



Bruno PODALYDÈS Le parfum de la dame en noir Francia 115’


«Un giochino stucchevole tirato per le lunghe ma gradevole e simpatico, un divertissement un tantino pieno di sé, inutile, macchinoso e autoreferenziale, ma con più di una battuta sorniona e che strappa un sorriso dietro l’altro».
(claudio)



John SINGLETON Four Brothers Usa 104’

«Cazzotti, sparatorie e tamarrate. La ricetta di Singleton è sempliciotta ma efficace. Il film funziona a metà (avrebbe giovato qualche spinta più convinta verso il lato action), ma intrattiene in modo più che decente. Buona prova di Wahlberg, smargiasso quanto basta, che regge ottimamente uno dei pochi personaggi ben scritti. Una sparatoria esaltante, e un inseguimento in macchina veramente coinvolgente. Mi aspettavo qualcosa di meglio, ma ci si accontenta».
(Andrea)

«Deluso da dialoghi e trama perbenista, perbenismo nero e proletario, ma di questo si tratta, proprio non ci è piaciuto perchè puzza di stantio. Pure le sparatorie (ma è meglio dire come si spara e l'esibizione feticista delle armi) non si spingono poi così avanti nella tamarraggine, lato dove speravo ci si spingesse parecchio in là. Ma c'è davvero del buon plotting nel finale. Da noleggio di pomeriggio».
(MurdaMoviez)



Steven SODERBERGH Bubble Usa 73’

«Dramma implosivo, con narrazione ridotta all'osso, tempi lenti, fotografia virata al giallo, spaccato della sonnolenta provincia americana (siamo in Ohio). La ricetta è quella del classico prodotto da Sundance, ma le (poche) buone promesse accumulate nei primi venti minuti di pellicola crollano per colpa di una struttura povera e priva di idee, che insieme alla scarsa caratterizzazione dei personaggi, contribuisce al parziale fallimento del lavoro di Soderbergh. Il finale è di una bruttezza rara. In definitiva, non irritante come credevo, ma evitabile».
(Andrea)

«Soderbergh, nella sua fase "voglio essere un autore di nicchia" per farsi perdonare gli Oceans, stavolta sceglie la via del dramma asciutto e muto, dei tempi lunghi, delle vite vuote alla Solondz o alla Van Sant ultimo modello. E ci riesce anche ammirevolmente, procedendo spedito e lineare nel solco (comunque già noto) della raggelata tragedia di provincia, finché non decide che il film è finito e appiccica un inutile quanto brutto finaletto e poi via coi titoli di coda su schitarrate minimal-folk. Peccato».
(Ohdaesu)



TSUI Hark Seven Swords Cina/Hong Kong 144’

«Finalmente un wuxia che non è un omaggio al wuxia: carne, sangue, combattimenti, epos, tutto quello che temevamo non ci fosse ed invece c'è, a soddisfare le nostre pupille. Tsui in piena forma, si fa perdonare i tonfi americani. Qualche perdita di ritmo, ma nel totale un'inaspettata e piena soddisfazione. Le sette spade ce le sogneremo di notte per settimane».
(kekkoz)

«Troppo lungo, almeno di mezz'ora, si affloscia verso metà, ma riesce grazie ad una prima parte potente ed un finale che mi ha dato uno sprazzo di classicità da kung fu (grazie anche alla superlativa prova d'attore/coreografo di Lia Chiang-Liu) a colpire duro e più volte macabro. Bellone da vedere».
(MurdaMoviez)

«Lo aspettavo da tempo. Volevo vederlo. Ma la stanchezza accumulata è stata più forte di Tsui Hark, e i primi minuti, folgoranti, non sono riusciti a tenermi sveglio per le due ore successive. Mi vergogno di me stesso».
(Andrea)

Postato da: kekkoz a 17:10 | link | commenti (5) |


Commenti
#1   12 Settembre 2005 - 15:13
 
di Initial D esiste anche una serie animata, pubblicata in italia in DVD da Shin Vision.
utente anonimo

#2   12 Settembre 2005 - 17:21
 
Messaggio agli amici di Murda: Verificate che non si sia giĆ  trasformato in un cadavere, certe cose su Corpse Bride non si possono nemmeno pensare.
Jiro
utente anonimo

#3   14 Novembre 2005 - 01:34
 
siamo praticamente solo io e te al mondo quelli che La sposa cadavere non ha narcotizzato?
Io ne ho scritto qui: http://xanadu.splinder.com/post/6284588
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Bonekamp

#4   02 Marzo 2006 - 14:03
 
w la sposa cadavereeeeeeeeeeeee!!!!
utente anonimo

#5   12 Giugno 2007 - 16:41
 
http://giova

[..] [un altro post dove parlo dei fatti miei e poi basta giuro] - per quei pochi a cui interessasse, il weekend nella Perfida Albione è stato bellissimo. Potrei non dire altro? A Londra si mangia molto meglio (e molto di più) si quanto si [..]
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kekkoz

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